L'importanza del content manager per l'accessibilità del web

Di Marco Bertoni. 18 settembre 2006.

 
Premessa


  • Per content manager o redattore si intende il personale addetto alla predisposizione dei contenuti da pubblicare sui siti web.
  • L'accessibilità è definita dalla legge 4/2004 come: "la capacità dei sistemi informatici, nelle forme e nei limiti consentiti dalle conoscenze tecnologiche, di erogare servizi e fornire informazioni fruibili, senza discriminazioni, anche da parte di coloro che a causa di disabilità necessitano di tecnologie assistive o configurazioni particolari".
  • I 22 requisiti tecnici di accessibilità per i siti internet sono consultabili nell'Allegato A del Decreto Ministeriale 8 luglio 2005.


Il primato del contenuto

Il dibattito sulla legge 4/2004 è stato a lungo monopolizzato dalla critica ai 22 requisiti tecnici di accessibilità per i siti internet. Questo generale interesse per le indicazioni tecniche ha portato a sottovalutare l'importanza degli aspetti redazionali per l'accessibilità del web.

Il codice di una pagina web può essere sintatticamente valido anche quando il contenuto è inesatto o confuso. Per esempio quando un testo alternativo non è appropriato all'immagine a cui lo si associa. In casi come questo vi è perdita di informazione, nonostante la validità formale del documento non sia intaccata. La chiarezza dell'informazione è, ovviamente, primaria per qualsiasi utente. Per questo la figura del content manager è cruciale per garantire l'accessibilità.

Il Centro Nazionale per l'Informatica nella Pubblica Amministrazione (CNIPA) ha colto l'importanza di questo aspetto proponendo corsi di formazione destinati ai content manager dei siti web pubblici. La diffusione della cultura dell'accessibilità è infatti possibile solo tramite il graduale cambiamento della prassi professionale degli operatori. Questo può avvenire esclusivamente incoraggiando la formazione del personale, siano essi redattori o sviluppatori esperti.

Nella mia esperienza ho riscontrato che molti dei problemi di accessibilità di un sito web hanno origine dal lato redazionale. Ciò anche a causa della scarsa qualità dei sistemi di gestione dei contenuti (Content Management System, CMS) utilizzati da amministrazioni pubbliche e aziende private. La qualità dell'interfaccia di amministrazione di un CMS è dunque fondamentale per l'accessibilità. Un prodotto serio dovrebbe guidare il redattore nella pubblicazione dei contenuti fornendo tutti gli strumenti possibili per evitare almeno gli errori più comuni.

È con la collaborazione dei redattori esperti in web writing che devono essere scelti gli strumenti per la pubblicazione e definita la strategia di comunicazione sul web dell'amministrazione o dell'azienda. Il content manager deve essere adeguatamente formato e coinvolto in ogni aspetto del processo di produzione dei contenuti. Ciò significa assumerne la centralità rispetto al problema dell'accessibilità. Oggi questo aspetto è tanto importante quanto frequentemente disatteso.



La formazione del redattore

Apprendere i processi storici che hanno portato all'attuale visione della disabilità è fondamentale per progettare interventi formativi seri. Un ottimo punto di partenza è l'analisi delle definizioni di disabilità fornite dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, perché esse rappresentano un valido indicatore del cambiamento di atteggiamento nel tempo rispetto a questi temi.

Il superamento del tradizionale modello medico di disabilità è la chiave per comprendere come solo oggi si siano potute creare le condizioni per la diffusione della cultura dell'accessibilità. Una legge come la 4/2004 è stata infatti possibile solo all'interno della cultura che ha promosso il passaggio dal concetto di adattamento individuale, proprio del modello medico, a quello di cambiamento sociale.

La moderna concezione di disabilità come elemento del funzionamento umano è infatti basata su un modello sistemico che prevede interazioni multiple tra le persone, la loro salute e il loro ambiente (International Classification of Functioning, Disability and Health, ICF, 2001). Il prodotto di queste interazioni, in ultima analisi, determina la qualità della vita di tutti.

Tuttavia la vecchia concezione permea ancora la nostra cultura: l'accessibilità è spesso considerata utile ma solo per un'esigua minoranza di cittadini. Minoranza spesso percepita come improduttiva. È fondamentale, al contrario, evolvere verso un modello universale che stabilisca un continuum tra salute e disabilità evitando in questo modo stigmatizzazioni o sottostime del numero di disabili.

Il concetto è abilmente sintetizzato da Matilde Leonardi (redattrice del progetto ICF in Italia): "Qualunque persona in qualunque momento della vita può avere una condizione di salute che in un ambiente sfavorevole diventa disabilità". Dato che siamo tutti potenzialmente disabili l'accessibilità ci riguarda personalmente. Non possiamo più disinteressarcene. Applicare questo principio in un contesto formativo significa guidare il discente verso il riconoscimento dell'universalità dei problemi di accessibilità all'informazione.

Uno dei problemi dell'attuale offerta formativa in materia di accessibilità è, paradossalmente, la formazione dei formatori. Spesso capita che i docenti siano privi di esperienze professionali con persone disabili. Le sole competenze teoriche sono insufficienti per fare seria formazione in questo campo. Per questo la scelta di un percorso formativo sull'accessibilità del web non dovrebbe mai prescindere dalla pertinenza del curriculum dei docenti.

L'obiettivo principale di un qualsiasi corso sull'accessibilità è, come abbiamo visto, indurre nel discente un cambiamento di prospettiva. Questo cambiamento risulterà di gran lunga facilitato se sarà una persona disabile a mostrare agli allievi le proprie peculiari modalità di fruizione dell'informazione. Nel caso in cui ciò non fosse possibile il consiglio è quello di predisporre allo scopo supporti audiovisivi.

Per alcuni le indicazioni della legge non richiedono esclusivamente un cambio di prospettiva ma anche la modificazione della propria prassi professionale. Le sporadiche reazioni ostili che si percepiscono in aula derivano infatti dalla naturale difficoltà con la quale è elaborata ogni deviazione dal proprio metodo, spesso frutto di un'intera carriera. Una soluzione è quella di motivare sempre l'indicazione tecnica associandola alle necessità di una particolare categoria di disabili. Questo abitualmente rende maggiormente accettabile il cambiamento.

È fondamentale, inoltre, fornire ai redattori una panoramica sulle tecniche di web writing per migliorare la fruibilità generale dei contenuti prodotti. Nella mia esperienza, ai generici suggerimenti redazionali è stato utile associare linee guida specifiche per la redazione degli strumenti di ausilio alla navigazione, come messaggi di errore, moduli di ricerca, pagine di aiuto ecc. Questo perché molto spesso la gestione della comunicazione nelle situazioni critiche, e quindi maggiormente ansiogene per l'utente, è mal progettata.

In quest'ottica, usabilità e accessibilità devono essere integrate trascendendo le mere indicazioni della legge. La visione "tecnicocentrica" attualmente vincente mal si adatta, infatti, alla nozione di primato del contenuto che propongo.



Eccesso di critica e buon senso

Dall'entrata in vigore della 4/2004 si è assistito al fiorire di un gran numero di interpretazioni e critiche che, in alcuni casi, hanno raggiunto livelli di accanimento francamente incomprensibili. Senza parlare, poi, delle infinite esegesi volte chiarire la corretta interpretazione del dato requisito tecnico.

Per superare questi inefficaci tecnicismi è necessario applicare la legge pensandola nella sua intenzione. Se esiste un dubbio interpretativo sensato bisogna chiedersi in che modo il legislatore intendesse avvantaggiare il disabile e comportarsi di conseguenza, con professionalità e buon senso.

Recentemente il CNIPA ha pubblicato un documento che chiarisce alcune delle questioni maggiormente dibattute e nel quale si legge: "Atteggiamenti non improntati ad una pratica e fattiva collaborazione costituiscono di fatto perdita di efficienza ed ostacolano la realizzazione di quella Società inclusiva che la legge intende perseguire".

Spesso capita di udire, anche da autorevoli fonti, che la legge non è applicata o è inapplicabile, che è un sostanziale fallimento ecc. Nella mia esperienza professionale, al contrario, ho riscontrato un'attenzione costantemente in crescita rispetto alle tematiche dell'accessibilità. Molte amministrazioni pubbliche, e anche alcuni soggetti privati, stanno da tempo seguendo un percorso di adeguamento. Questo percorso è tortuoso e i risultati a volte lasciano a desiderare. Ma la tendenza generale, secondo me, è positiva.

L'Italia è, una volta tanto, un esempio per il resto d'Europa. Basta pensare alla recente legislazione olandese, che in più di un punto ha preso spunto dalla nostra. Le amministrazioni e le aziende che per prime hanno fatto propri questi principi, stanno concretamente ponendo le basi per la diffusione della cultura dell'accessibilità in Italia.

È sul fronte della cultura, infatti, che si gioca il futuro dell'accessibilità. Spesso i soggetti ai quali la legge 4/2004 è rivolta non ne conoscono i contenuti o, nella peggiore delle ipotesi, li travisano, confusi dalle esternazioni della pletora di presunti esperti in materia che ormai popola la penisola. Bisogna rivolgersi a questi interlocutori, istituzionali o privati, parlando seriamente di accessibilità, spiegandone il senso e i vantaggi, ma soprattutto portando esempi concreti di applicazione.

Lo scorso maggio a Genova si è svolto il convegno "Accessibilità del Web, l'esperienza di NavigAbile" organizzato dall'Istituto Chiossone insieme all'omonima Cooperativa, il primo tra i valutatori di accessibilità accreditati dal CNIPA. Eventi come questo sono un esempio del modo in cui si dovrebbe fare cultura in materia di accessibilità. Le istituzioni e le organizzazioni invitate hanno presentato le loro esperienze valorizzando l'impegno concreto sul campo. L'oggetto stesso del convegno, il progetto NavigAbile, amplia la comune idea di accessibilità del web rivolgendosi alle persone con disabilità di comunicazione e di relazione, in particolare in età evolutiva. Questo fatto è importante perché dimostra che realizzare l'accessibilità non significa applicare pedissequamente una legge, ma estenderne la portata, colmandone a volte le lacune.



L´autore

Marco Bertoni, consulente ed esperto di accessibilità, è il referente regionale per la Liguria dell'International Webmasters Association Italia. Membro del gruppo di lavoro sulle Web Content Accessibility Guidelines del W3C è consulente dell'Ufficio Accessibilità dei Sistemi Informatici del CNIPA e conduce il percorso formativo CNIPA riservato ai redattori dei siti web delle pubbliche amministrazioni.





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