Testata della sezione dedicata al volo del museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci.
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La Seconda Guerra Mondiale
foto di un Bell XI

Durante la Seconda Guerra Mondiale gli aerei ebbero un ruolo determinante?

La seconda guerra mondiale fu prevalentemente una guerra aerea e l’aeronautica ebbe un importanza fondamentale. La prima fase del secondo conflitto mondiale fu caratterizzata dal Blitzkrieg (guerra lampo), che prevedeva essenzialmente attacchi aerei a supporto del rapido avanzare di mezzi corazzati di terra. In questa fase la Germania concentrò buona parte delle sue risorse industriali aeronautiche nella produzione di caccia e bombardieri leggeri. Inoltre lo stesso ingresso in guerra degli Stati Uniti è legato all’incursione suicida di centinaia di caccia Zero e bombardieri giapponesi, che distrussero la flotta americana ormeggiata a Pearl Harbor nelle Hawaii.


Quale fu il migliore aereo italiano durante la Seconda Guerra Mondiale?

Il migliore aereo italiano della Seconda Guerra Mondiale fu senza dubbio il caccia Macchi MC 205 V con motore tedesco Daimler Benz DB 605 A. Le principali qualità di questo aereo furono l’elevata velocità (quasi 700 km all’ora) e un’ottima manovrabilità. Unico punto debole era il suo ridotto armamento. Ne furono costruiti solo 262 esemplari in tre serie.

Al Museo:
Macchi MC 205 V | 1943


I caccia a reazione vennero usati durante la Seconda Guerra Mondiale?

I tedeschi, ancora una volta, anticiparono tutti nella messa a punto di aerei con motore a reazione. Il turbogetto He 178 Heinkel effettuò i suoi primi voli già nel 1939, mentre il Gloster E 28/39 inglese volò per la prima volta alla fine del 1941. L’innovativo caccia bireattore Messerschmitt 262 tardò molto il suo ingresso in battaglia perchè Hitler volle farne a tutti i costi un caccia bombardiere.


Gli italiani riuscirono a costruire un aereo a reazione?

In questi anni anche l’Italia portava avanti il progetto di un velivolo mosso a getto d’aria. Presso le officine della Caproni a Taliedo, Milano, l’ingegner Secondo Campini progettò e realizzò il Campini–Caproni CC2, un velivolo con un sistema a eliche intubate mosse da un motore a pistoni. La temperatura del gas di scarico veniva innalzata per mezzo di un post-bruciatore per aumentare la velocità dell’aria in uscita. Purtroppo il basso rendimento del bruciatore già a bassa quota, portò all’abbandono del progetto.

Al Museo:
Fusoliera di Campini Caproni CC 2 | 1940


È vero che la marina tedesca dotò i sommergibili di un piccolo elicottero monoposto da osservazione?

Non è esatto. Alcuni sommergibili vennero dotati di un autogiro. Nel suo insieme l’autogiro può essere visto come una combinazione di un aereo convenzionale, dato il pilotaggio simile sui tre assi, e un elicottero, per la presenza di un rotore sulla parte superiore. Il motore posto sulla parte anteriore ha il compito di trascinare il velivolo in avanti generando un opportuno flusso d’aria al rotore. Il movimento di quest’ultimo, a differenza dell’elicottero, è generato automaticamente dal flusso di aria che lo attraversa e non direttamente da un motore.

Al Museo:
Autogiro Cierva C–30 | 1934


Chi volò per la prima volta oltre la velocità del suono?

Alla fine della seconda guerra mondiale, le forze aeree militari di tutto il mondo si scatenano nella corsa alla realizzazione di aerei a reazione sempre più veloci. Nell’ottobre 1947 il capitano Charles Yeager, pilota collaudatore statunitense, con un Bell–XI effettuò il primo volo supersonico, raggiungendo una velocità di circa 1080 chilometri all’ora.

Al Museo:
North American FIAT F–86 K | 1956