ACCESSIBILITA', UN BENE PREZIOSO
Una bella testimonianza di chi ogni giorno convive, lavora e spesso litiga con le tecnologie assistive.

Di Patrizia Lertora.



Per iniziare questa riflessione ci sono di aiuto le parole di Matilde Leonardi (redattrice del progetto ICF in Italia, International Classification of Functioning) che fanno molto pensare e sulle quali tutti dovrebbero soffermarsi, almeno tutti coloro che hanno voglia di fare in modo che le cose vadano meglio per il bene comune:

"Qualunque persona in qualunque momento della vita può avere una condizione di salute che in un ambiente sfavorevole diventa disabilità" (www.navigabile.it)

E' abbastanza normale, istintivo, pensare che la disabilità riguardi sempre gli altri e che quindi sia un problema da affrontare da altre persone; è successo anche a me e quindi non mi stupisco che possa accadere.

Sono una ragazza disabile visiva affetta da retinite pigmentosa dall'età di sette anni, ma nonostante ciò ho sempre condotto una vita "normale" convinta che la malattia non mi appartenesse davvero; è andato tutto bene fino a quando un cambiamento drastico nella mia vita mi ci ha fatto letteralmente "sbattere la testa". Sarà forse perchè ho la testa dura, ma dopo un periodo di smarrimento totale, la mia vita è cambiata completamente e da due anni a questa parte, l'accessibilità sta entrando nel mio DNA e mi ha dato un'opportunità di lavoro.

Partendo proprio dal concetto di base contenuto nella legge n. 4/2004 sull'accessibilità, per volontà dell'Istituto David Chiossone di Genova, è nata la cooperativa Chiossone che è stata la prima in Italia ad avere il riconoscimento dal CNIPA (Centro Nazionale per l'informatizzazione della pubblica amministrazione) come Valutatori dell'accessibilità dei siti web, soprattutto quelli di pubblica utilità.

Io collaboro con altri giovani che fanno esperienza di lavoro nella cooperativa e faccio parte del team di valutazione soggettiva. Usando il computer con le tecnologie assistive, in particolare sintesi vocale e programmi ingrandenti, chi meglio di noi può dire se un sito sia davvero accessibile!

Devo ammettere che questa esperienza mi sta dando tante soddisfazioni anche perchè mi sto rendento conto che piano piano la cultura dell'accessibilità si sta diffondendo e vi è molto interesse non solo da parte delle pubbliche amministrazioni, ma anche da parte di imprese private che hanno capito che un sito accessibile è più utile e non solo per chi è disabile.

Di recente poi la nostra cooperativa ha intrapreso una nuova strada sempre nella direzione dell'accessibilità, che ha come meta quella di rendere maggiormente fruibili ai disabili visivi i luoghi dove vivono, in particolare musei, giardini e parchi cittadini. Fare ciò significa permettere a un disabile visivo ad esempio di poter guardare l'arte al di là degli occhi, usando gli altri sensi, facendo esperienze tattili o ascoltando descrizioni che riescono a suscitare sensazioni quasi magiche.

Penso però che per quanto riguarda l'accessibilità degli spazi dove quotidianamente si vive, ci sia ancora molto da fare.

Per l'ipovedente una qualunque via cittadina si rivela un percorso avventuroso (a pure pericoloso talvolta): pavimentazioni sconnesse, "panettoni" di cemento posizionati in punti di passaggio e resi invisibili dal fatto di avere o stesso colore dell'asfalto, scalini non segnalati, ambienti monocolore dal pavimento, ai muri, alle porte e quindi privi completamente di punti di riferimento indispensabili per chi ha la vista debole. E questo non è che un piccolo elenco delle realtà con le quali mi trovo a "litigare" ogni giorno.

Anche navigando in un sito web spuntano fuori inaspettate mille barriere "digitali" che mi impediscono di accedere alle informazioni perchè non le legge la sintesi vocale; non nego che mi stresso abbastanza e ancora una volta mi viene da litigare!

D'altro canto, non è che un sito accessibile sia facile, liscio, veloce, senza problemi: l'accessibilità ha inevitabilmente i suoi limiti. Anche nel migliore dei casi bisogna riconoscere i limiti imposti naturalmente dal solo fatto di usare i sistemi informatici attraverso l'ausilio di tecnologie assistite; ma il fatto che con il mio lavoro posso fare qualcosa per aiutare altre persone come me, mi fa superare tutte le difficoltà che incontro, arrabbiature comprese.

L'accessibilità in quest'epoca è come un pianeta appena scoperto, solo da poco è iniziata la sua esplorazione, spero che ci siano sempre nuovi esploratori intenzionati ad avventurarsi in questo mondo ancora pieno di sorprese e se è vero che i genovesi sono sempre stati un popolo di grandi navigatori ed esploratori, io in questo momento della vita, un pò sento di esserlo pure io ogni volta che mi metto davanti al computer!

L'importante credo sia avere messo il seme, sta poi a ciascuno di noi prendersene un pò cura per farlo diventare un bell'albero che dia frutti "belli e accessibili" per il bene di tutti.



L'autore

Patrizia Lertore

Cooperativa David Chiossone

Genova

www.chiossone.net





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